ZES Unica: Tra Promesse e Realtà, il Rischio di un Mezzogiorno senza Bussola. L’Analisi di Andrea Sangregorio

ZES Unica: Tra Promesse e Realtà, il Rischio di un Mezzogiorno senza Bussola. L’Analisi di Andrea Sangregorio

Nel complesso scacchiere delle politiche di sviluppo per il Sud Italia, la ZES Unica avrebbe dovuto rappresentare la mossa decisiva, il “gran finale” capace di attrarre capitali e trasformare il volto industriale del Mezzogiorno. Tuttavia, la realtà che emerge dai recenti provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate racconta una storia diversa, fatta di aspettative tradite e di una flessibilità finanziaria che rischia di strangolare proprio quelle imprese che hanno avuto il coraggio di investire. Secondo l’analisi tecnica del Dott. Andrea Sangregorio, esperto di primo piano in finanza agevolata, ci troviamo di fronte a un paradosso economico: uno strumento nato per eliminare le incertezze del mercato sta finendo per generarne di nuove e più pericolose, portando il beneficio reale dal 60% teorico a un magro 36% effettivo.

Il cuore della critica mossa da Sangregorio risiede nel cosiddetto “meccanismo a rubinetto”. In un sistema economico sano, l’incentivo dovrebbe essere una costante su cui l’imprenditore poggia il proprio piano di investimenti. Invece, la scelta dello Stato di fissare un tetto di spesa invalicabile ha trasformato il credito d’imposta in una variabile dipendente dal numero totale di partecipanti. Questo significa che più le imprese siciliane e meridionali rispondono con entusiasmo all’appello dello sviluppo, più il premio individuale si assottiglia. È il “cortocircuito della partecipazione”: il successo politico della misura (l’alto numero di richieste) ne decreta il fallimento economico per il singolo investitore, che si ritrova a dover coprire con mezzi propri o ulteriore debito bancario quella quota di capitale che lo Stato aveva inizialmente promesso di rimborsare.

Questa fluttuazione non è priva di conseguenze sistemiche. Sangregorio evidenzia come molte PMI abbiano pianificato i propri flussi di cassa e la sostenibilità dei propri debiti basandosi sull’aliquota massima. Quando il credito d’imposta viene quasi dimezzato a causa di un ricalcolo ex-post, l’azienda subisce un colpo alla propria solidità finanziaria che può compromettere i rapporti con gli istituti di credito e rallentare i piani di assunzione. Il rischio è che la ZES Unica passi alla storia non come un volano di crescita, ma come un monito per gli imprenditori futuri, alimentando una diffidenza verso le agevolazioni pubbliche che sarà difficile da colmare negli anni a venire.

Chi è Andrea Sangregorio: La Bussola nel Labirinto della Finanza Agevolata

In un contesto così frammentato, la figura del professionista diventa il pilastro su cui le aziende devono fare affidamento. Il Dott. Andrea Sangregorio non è solo un osservatore, ma un tecnico che da oltre quindici anni opera nelle “trincee” della finanza agevolata. Dottore Commercialista e Revisore Legale, Sangregorio ha maturato un’esperienza unica nel coordinamento di investimenti finanziati con fondi strutturali europei, ricoprendo ruoli di altissimo profilo. La sua carriera è costellata di incarichi strategici, inclusa la collaborazione con Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, dove ha gestito la valutazione di progetti industriali complessi e monitorato l’erogazione di fondi destinati alla Pubblica Amministrazione.

Attraverso il suo studio professionale, Sangregorio si è affermato come un interprete capace di tradurre i complessi linguaggi della normativa comunitaria in soluzioni concrete per il tessuto produttivo. La sua analisi della ZES Unica non nasce da una critica preconcetta, ma da una profonda conoscenza della teoria delle esternalità di Pigou, che vede nell’incentivo pubblico lo strumento necessario per premiare chi produce valore sociale. Per il Dott. Sangregorio, la battaglia per la certezza del diritto e per la trasparenza dei fondi è la precondizione per qualsiasi vera rinascita della Sicilia. In un’isola che attende ancora risposte sulla bonifica di aree critiche e sulla gestione delle risorse idriche, la certezza di un credito d’imposta non è un dettaglio tecnico, ma il primo mattone di un patto di fiducia tra Stato e Cittadino.

In conclusione, la lezione che arriva dal caso ZES Unica è chiara: non basta stanziare fondi se non si garantisce la stabilità delle regole del gioco. La Sicilia del 2026, anno in cui Gibellina sarà capitale dell’arte e la Super Zes regionale entrerà nel vivo, avrà bisogno di professionisti come Sangregorio capaci di navigare nell’incertezza, ma soprattutto di una politica capace di trasformare i “rubinetti” in flussi costanti e prevedibili. Solo così l’investimento produttivo tornerà a essere una scelta di coraggio razionale e non una scommessa al buio.

mara distefano

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