AMENANOS FESTIVAL ESORDISCE CON MEDEA, UN TORNADO DI EMOZIONI TRAVOLGE IL PUBBLICO
L’Amenanos Festival 2026, al teatro greco-romano di Catania, ha esordito nel migliore dei modi. Medea di Seneca ha donato agli spettatori emozioni profonde, grandi spazi di riflessione sulla condizione umana e, soprattutto, ha riproposto come una scossa elettrica, il ruolo della catarsi, inteso come elemento purificatore dal mal di vivere. I costumi, la tecnica di recitazione, il ritmo della tragedia hanno riportato a quella grecità antica che i teatri di pietra, negli ultimi tempi, hanno davvero rischiato di perdere. Il pensiero, ineluttabilmente, va al teatro greco di Siracusa ed alle scelte artistiche dell’Inda che, ogni anno di più, si allontana dagli schemi classici per avventurarsi in scenografie ed interpretazioni artistiche che farebbero rabbrividire Ettore Romagnoli. Medea di Seneca, invece, è davvero un’operazione culturale interessante, perché l’autore, 500 anni dopo Euripide, si distacca dal drammaturgo greco per la forza di riproposizione delle emozioni, che, nel suo testo, forti come un tornado, appunto, travolgono gli spettatori mettendoli a nudo davanti a stessi. Davanti alla forza incontenibile dell’odio di una donna tradita, annientati dal furore della solitudine e della follia di un amore ucciso dal tradimento. E’ insomma, il paradigma di una umanità da millenni sempre uguale a se stessa, che si pone, da protagonista, sul palcoscenico della vita.
L’interpretazione di Melania Giglio (Medea) è magistrale. Con una incontenibile forza, che trascina tutto e tutti. E’ in scena per gran parte dello spettacolo senza mai un momento di calo di tensione. Il suo è un ruolo difficilissimo, retto sul filo di una regia, quella di Daniele Salvo, che è riuscita davvero a cogliere ruolo storico e funzione dei teatri di pietra. Ribalta dei sentimenti, del profondo sentire in cui lo spettatore è protagonista, insieme agli attori, della magia di mutare se stessi e gli altri, immersi in una rappresentazione in cui la capacità di emozionarsi e di emozionare stordisce e travolge tutti, per creare una dimensione diversa. Una magica metamorfosi spirituale che duro solo lo spazio di una rappresentazione, ma che segna per l’intera esistenza.
Tutta la compagnia è stata all’altezza di un’impresa così difficile, reggendo l’evolversi della tragedia in un crescendo rossiniano, fino all’ultima frustrata emotiva, con l’aeroportouccisione dei bimbi in scena. Tanta forza emotiva è stata ben sottolineata dal responsabile tecnico e maestro delle luci, Elvio Amaniera, che è riuscito ad esaltare, con giochi d’ombra e luci in crescendo, i momenti più intens della rappresentazione.
Lo vedete dalle splendide foto di scena, il teatro geco-romano di Catania e’ forse l’unico al mondo incastonato nel Centro storico della citta’. In una cornice di case quotidianamente vissure, il cielo e la luna fanno parte di una scenografia naturale che nessuna mano umana pitrebbe mai eguagliare

