L’Ordine dei Medici di Siracusa interviene sulla Tutela della Vita e della Dignità Umana a Gaza, a poche ore dal flash-mob davanti all’ospedale Umberto I
La mission di un medico non ha colori politici… ma solo quelli dell’Umanità e della Solidarietà.
Pertanto, la posizione sulla necessità di assicurare gli aiuti umanitari alla popolazione
palestinese nella Striscia di Gaza deve essere chiara ed inequivocabile.” A parlare è il presidente
dell’Ordine dei Medici di Siracusa, Anselmo Madeddu, invitato a prendere parte al flash mob per la
pace organizzato, per stasera, dalla Cgil di Siracusa, davanti al presidio ospedaliero Umberto I di
Siracusa, come anticipazione dello sciopero e l’annessa manifestazione previste per domani 3
ottobre 2025. “I medici di fronte alla sofferenza- sottolinea Madeddu- sventolano la bandiera
universale dell’Umanità. Principio assoluto che ispira il nostro mandato professionale da oltre
2400 anni, quando lo stesso Ippocrate redasse quel giuramento, sempre attuale, che prestiamo
prima di indossare il nostro camice bianco, che simboleggia cura, neutralità, pace. Da sempre,
quindi, preserviamo la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del
dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona, senza
distinzione di razza, religione, genere, status sociale”. “Lo scorso 24 maggio- ricorda Madedduinfatti,
all’indomani del bombardamento all’Ospedale europeo di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza,
nel corso del quale sono rimaste uccise 16 persone tra medici, operatori sanitari e malati, e 70
sono rimaste ferite, la FNOMCeO, ovvero la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi
e degli odontoiatri, ha preso una posizione netta e inequivocabile: “Condanniamo, ancora una
volta, con forza e determinazione – abbiamo scritto nel documento firmato dal nostro Presidente
Anelli a nome di tutti i Presidenti degli Ordini – ogni attacco alle strutture sanitarie, agli ospedali
nella Striscia di Gaza. Sono violazioni delle convenzioni internazionali e riteniamo assolutamente
intollerabile che gli operatori sanitari e gli ammalati, che già soffrono per le loro malattie, possano
essere oggetto di attacchi militari. Siamo fortemente preoccupati anche per i nostri colleghi, sia
quelli che lavorano negli ospedali pubblici, sia quelli che lavorano nelle agenzie internazionali,
perché sono esposti a questi attacchi, mettendo a rischio la propria vita. A loro esprimiamo la
nostra vicinanza, la nostra solidarietà, e il nostro ringraziamento perché sono i veri testimoni della
pace in quel luogo di guerra”. La FOMCEO ha invitato, dunque al rispetto, delle Convenzioni di
Ginevra, in particolare dell’articolo 18 della Convenzione di Ginevra numero 4 che recita: “Gli
ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non
potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo,
rispettati e protetti dalle Parti. In conclusione, il Comitato centrale della FNOMCEO all’unanimità,
ha invitato le parti belligeranti a non considerare gli ospedali scenari di guerra ma luoghi di cura. È
stata anche sollevata l’attenzione sul blocco degli aiuti umanitari, che sta stremando le popolazioni
colpite, in particolare i soggetti più fragili, con la malnutrizione e l’indisponibilità di medicinali”.
“Fin qui lo storico comunicato della Federazione degli Ordini dei Medici, che oggi- continua
Madeddu- anche in virtù dell’ultimo passaggio sugli aiuti umanitari, torna nuovamente attuale, alla
luce dei blocchi operati contro chi, pacificamente, sta tentando di portare aiuti umanitari, cibo e
medicinali alla stremata popolazione di Gaza. Senza voler assumere, dunque, alcuna coloritura
politica, ci auguriamo che queste pacifiche missioni umanitarie possano raggiungere Gaza e dare
sollievo alla popolazione, che ha pieno diritto ad essere adeguatamente assistita con i necessari
soccorsi, anche di genere sanitario. Davanti a tutto questo nessuno può rimanere indifferente, a
cominciare da chi, come noi medici, dedica la propria vita per garantire la salute delle persone,
specie di quelle che appartengono alle fasce più fragili, più deboli e più indifese”.

