“LOGICI ERETICI: UNA STORIA DI FEDE, RAGIONE E POTERE NEL MEDIOEVO”

“LOGICI ERETICI: UNA STORIA DI FEDE, RAGIONE E POTERE NEL MEDIOEVO”

Nell’ex Convento del Carmine, luogo che negli anni si è riconfermato come presidio di cultura, socialità e vicinanza al territorio, si è tenuta la presentazione di Logici eretici. Amalrico di Bène e gli amalriciani nelle fonti del XIII secolo (Vita e Pensiero). Una cornice simbolica: un tempo luogo di preghiera e di accoglienza per i più umili, oggi spazio aperto a iniziative di coesione sociale, eventi culturali e momenti di incontro pensati anche per i giovani. Protagonista è stato Rosario Lo Bello – docente di Storia della Teologia medievale presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania – che con quest’opera, già accolta con grande attenzione per rigore filologico é chiarezza narrativa, illumina una pagina poco conosciuta della cultura europea. Il saggio, frutto di anni di ricerca, restituisce la complessità del dibattito intellettuale parigino agli inizi del Duecento e mostra come logica, teologia e potere si intrecciassero in un fragile equilibrio. Logici eretici non è solo una ricostruzione storica accurata, ma anche una chiave per leggere le tensioni del presente.

cortile interno dell’ex convento

Professore padre Lo Bello, nel suo libro, racconta la vicenda di Amalrico di Bène e dei suoi seguaci: cosa la affascina di più in questa storia e cosa la rende attuale per i lettori di oggi?

Quello che mi affascina è la tensione tra il desiderio di pensare liberamente e il bisogno delle istituzioni di mantenere un controllo. Amalrico era un maestro universitario che prendeva sul serio la logica e la filosofia, cercando di applicarle alla fede. Questo lo rese scomodo. Oggi non parliamo più di eresia, ma il problema rimane: ogni volta che emergono idee nuove, chi detiene il potere prova a stabilire dei limiti. È un meccanismo universale.

Parigi nel XIII secolo era il cuore pulsante del sapere europeo: in che modo l’Università di allora somiglia o si distingue dalle nostre università contemporanee?

L’università di Parigi era molto diversa dalle nostre: piccola, quasi interamente concentrata sulla teologia e sulle arti liberali. Eppure c’erano già dinamiche che ci risultano familiari: il conflitto sull’autonomia della ricerca, le tensioni con le autorità politiche e religiose, la competizione tra scuole e maestri. In fondo, le università di oggi vivono gli stessi dilemmi: come conciliare la libertà degli studi con le regole e gli interessi esterni.

Nel titolo parla di “logici eretici”: quanto erano davvero “eretici” questi pensatori e quanto invece furono vittime di etichette usate per escluderli?

Relatori: prof. Dell’Osso; prof.ssa Faraci; prof. Podestà

Molto spesso l’accusa di eresia era più uno strumento politico che una reale descrizione di dottrine pericolose. I “logici” non erano negatori della fede, ma studiosi che davano un peso grande alla ragione e al ragionamento. Per alcuni teologi questo era un rischio: sembrava che la fede venisse ridotta a formule. Così si preferì etichettarli come eretici, anche se le loro posizioni erano spesso più sfumate.

Il suo lavoro è stato apprezzato per la capacità di ricostruire con precisione le fonti: cosa significa, per uno storico della teologia, restituire voce a documenti medievali che spesso sono stati letti in modo parziale o distorto?

Significa andare alle radici, cercando di capire i testi senza sovrapporre troppi pregiudizi moderni. Le fonti medievali sono frammentarie e a volte scritte da avversari dei personaggi di cui parlano. Ricostruirle con rigore vuol dire restituire un’immagine più vicina alla realtà, evitando che Amalrico e i suoi vengano ricordati solo come “eretici pericolosi”, senza capire davvero il contesto in cui insegnavano.

Secondo lei, quali lezioni possiamo trarre oggi da quei conflitti tra sapere critico e autorità? È possibile che dinamiche simili si ripetano nei confronti delle nuove tecnologie e delle idee più innovative?

La lezione è che il sapere non è mai neutrale: chi controlla la conoscenza controlla anche il potere. Nel Medioevo era la facoltà teologica a decidere quali testi si potevano leggere, oggi sono altre istituzioni stati, grandi aziende, piattaforme digitali a porre limiti o a orientare le scelte. La dinamica è simile: ciò che appare troppo nuovo o destabilizzante viene messo sotto accusa. Sapere questo ci aiuta a essere più consapevoli e critici.

paolo rubera

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